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TERRA MATER
EARTH and HEAVEN
SIENA
18 Dicembre 2020 - 15 Giugno 2021
Belvedere, Piazza San Domenico, Vicolo Campaccio, Via Pianigiani, Piazza Tolomei, Logge della Mercanzia, Piazza del Campo e Piazza Duomo


 

“Divinità romana che si rivela chiaramente come il risultato dello sviluppo secondario, compiutosi in epoca storica e sotto l'influsso delle idee religiose greche, dell'antica dea Tellus.
Questa ha unicamente il carattere di divinità agraria, è cioè dea della vegetazione, della semina e delle messi, senza rapporto alcuno col culto dei morti. […]
Il concetto invece della Terra Mater si è formato a Roma solo più tardi.
Il passaggio da Tellus a Terra Mater attraverso Tellus mater non è sicuro, e certamente non sarebbe avvenuto senza influenze greche.
La Terra è ora in rapporto col culto dei morti, ed è considerata come una forza divina che ha in sé i germi della vita e della morte. […]
Essa non è, però, come la Gea greca, l'elemento femminile passivo in contrapposizione all'elemento attivo maschile del cielo (Urano) o del mare (Oceano); ma è il suolo nel suo duplice significato di campo delle messi e di luogo di sepoltura. […]
È certo, però, che l'antica dea Tellus è ormai divenuta Terra Mater e rappresenta la potenza generatrice del suolo, donde ha origine la vita delle piante e degli animali e la stessa esistenza degli uomini.”

Franca Parise Badoni

Enciclopedia dell’Arte Antica (1966)

 

Il centro storico senese diventa un museo a cielo aperto
con le sculture di Andrea Roggi

In un momento in cui la cultura sembra essere stata messa da parte, l’amministrazione comunale di Siena scommette sulle opere dello scultore toscano Andrea Roggi offrendo ai cittadini un vero e proprio museo a cielo aperto e ripensando il concetto stesso di mostra artistica, puntando su una riscoperta dell’essenza stessa delle opere invece di una mera mercificazione. “Terra Mater – Earth and Heaven” è il titolo della mostra d’arte itinerante che dal 18 dicembre 2020 al 15 giugno 2021 occuperà gli spazi del centro storico di Siena. Filo conduttore delle nove maestose opere bronzee dell’autore il ricongiungimento tra esseri umani e natura. Tre le opere inedite che per la prima volta saranno presentate al pubblico. Opere di media e piccola dimensione, saranno poi ospiti dei Magazzini del Sale, a partire dal 5 marzo con degli esemplari unici.

Un percorso di contemplazione estetica ed intellettuale intorno alle tematiche che ispirano la poetica di Roggi, quali, ad esempio, il rapporto con la natura, oppure il rapporto personale con le proprie radici culturali, nonché il rapporto fra individuo e tempo, protagonista assoluta la Madre Terra.

Belvedere, Piazza San Domenico, Vicolo Campaccio, Via Pianigiani, Piazza Tolomei, Logge della Mercanzia, Piazza del Campo, Piazza Duomo e Magazzini del Sale. Saranno questi gli spazi cittadini in cui saranno installate le opere bronzee dello scultore toscano.

Il recupero di un equilibrio, la percezione di una comune sensibilità, la necessità di invertire il corso, oggi troppo caotico, dei fenomeni al fine di stringere rapporti più veri tra gli individui e di ritrovare la consapevolezza che ogni ente sia parte della Terra, nella materialità, nell'incontro con un substrato che tutto sostiene, sono le riflessioni che l’artista propone attraverso le sue opere.

Profondo il legame tra Andrea Roggi e il territorio senese, difatti sono molte le sue opere pubbliche, esposte permanentemente per tutta la provincia, fra cui spiccano: il monumento a Santa Caterina da Siena, collocato presso la Certosa di Pontignano, tra il verde delle piante che circondano questo ammirevole edificio religioso, oggi centro universitario; il monumento a Dina Ferri ubicato presso Radicondoli; il monumento a Giuseppe Garibaldi e l’opera “Rinascita” ubicati presso Rapolano Terme; la raffigurazione di Gesù Cristo in una croce immaginaria che fa da sfondo all’altare della Chiesa di San Bernardo Tolomei.

“Terra Mater – Earth and Heaven” è dedicata alla memoria del critico d’arte senese Gilberto Madioni, recentemente scomparso, che ha seguito lo scultore durante la sua crescita artistica.

La mostra, promossa e curata da Maurizio Madioni, è stata realizzata dall’associazione culturale Parco della Creatività assieme al Comune di Siena e con il patrocinio della Regione Toscana.

 

 

 

 

Roggi e Siena

Ho promosso e presentato al Comune di Siena assieme al Maestro Andrea Roggi il progetto “Terra Mater Siena” in ricordo di mio fratello e critico d’arte Gilberto Madioni, che ha seguito questo scultore durante la sua attività e la sua crescita artistica, che gli ha permesso di porsi, in breve tempo, all’attenzione nazionale ed internazionale.

Definire l’arte di Roggi è complesso, perché le sue opere finiscono per mettere in luce molti valori e bellezze della vita che spesso non vengono notate ed apostrofate. L’autorevolezza e l’importanza di questo artista non derivano soltanto dalla sincerità, che gli guida e regge la mano, ma anche alla tecnica innovativa che riesce a conferire alle sue opere.

Nel suo caso la scultura si porta dietro una ricerca di libertà e di pace mantenendo una creatività fantastica.. Il maestro Andrea Roggi, che ha esposto le sue opere a Lucca, Matera, Pietrasanta, Forte dei Marmi e molte altre località italiane ed estere, meritava di essere conosciuto anche nella nostra città, stupenda per la bellezza dei suoi monumenti, per la sua architettura che la rende unica nel mondo.

I valori artistici di Siena saranno ulteriormente arricchiti da queste opere scultoree poste nelle piazze Salimbeni, del Campo, del Duomo e nelle vie oppure di fronte ad indimenticabili panorami e scorci della città; esse si innesteranno ed entreranno in stretto dialogo con la rigorosa e perfetta struttura armonica dell’urbe in un’esaltazione di reciproca bellezza, dove tutto si trasforma e si valorizza.

Le sculture, eseguite con la tecnica di fusione con il processo di cera persa, che si fanno ammirare per la raffinatezza e perizia realizzativa, accompagneranno i visitatori e gli osservatori in un percorso di riflessione sul rapporto con la natura, con le proprie radici culturali con lo scorrere del tempo. In particolare, l’ulivo (“l’albero della vita”), che l’autore inserisce in molte sue opere, vuole rappresentare il Cristo stesso che, attraverso il sacrificio diventa sentimento di riconciliazione e di pace per tutta l’umanità.

La radice è la Genesi, lo sviluppo, la vita. In Grecia questa pianta simboleggia anche un amore forte e duraturo nel tempo ed è simbolo di unione e di speranza. Dalle radici dell’ulivo, con il suo intreccio di rami e foglie argentate, si dipartono, sradicate dalla terra, le figure slanciate e gioiose di due amanti con le braccia protese verso l’alto, come se il loro forte sentimento fosse tale da determinare il crollo dei confini che separano e distinguono le cose.

“Imagine” è l’altra scultura che mi piace descrivere in questo periodo di sofferenza che stiamo vivendo a causa della recente pandemia, perché in essa vengono rappresentati tanti bambini e bambine che si tengono per mano in una simbolica catena di amicizia, speranza e solidarietà, valori utili ad alleviare tutti i problemi della vita in una ricerca di pace, unità di intenti e sacrifici comuni utili per cercare di superare anche questo difficile problema che affligge il mondo intero.

“Symbiosis” è una scultura diversa dalle altre perché più figurativa. In essa l’autore raffigura una donna, con una folta chioma cadente, che rappresenta la vita ma soprattutto la conoscenza intesa come fonte di sapere e di libertà intellettuale. Anche questa immagine ha un orientamento verso il cielo in sfida alla gravità per raggiungere un orizzonte di serenità e di pace.

Andrea Roggi, è particolarmente legato al territorio senese, tanto da avere realizzato alcune delle sculture che fanno parte del patrimonio artistico della nostra Provincia: la statua di Santa Caterina da Siena, che è stata collocata presso la Certosa di Pontignano, tra il verde delle piante che circondano questo ammirevole edificio religioso, oggi centro universitario; il monumento a Dina Ferri ubicato presso la cittadina di Radicondoli; il monumento a Giuseppe Garibaldi e l’opera Rinascita che si trovano nello stabilimento delle Terme Le Querciolaie di Rapolano; la raffigurazione di Gesù Cristo in una croce immaginaria che fa da sfondo all’altare della Chiesa del Bernardo Tolomei.

Per dimostrare la validità artistica di Andrea, qualora ce ne fosse bisogno, a partire da marzo fino alla metà di Giugno 2021, nei Magazzini del Sale saranno esposte opere uniche nel sue genere, che metteranno in luce le diverse tecniche di lavorazione e le qualità pittoriche ed artistiche del Maestro.

Alla fine di queste esposizioni, Andrea regalerà una sua opera al Comune di Siena che, per darle particolare e meritato valore, verrà installata in un punto frequentato e panoramico della nostra città.

Maurizio Madioni

«Iddio creò il cielo [...]» e Roggi la terra!

a Gilberto Madioni,
critico d’arte,
indimenticabile amico,
alla sua generosità

Vorrei iniziare con la constatazione di un’“assenza”. Sì, nell’Allegoria del Buon Governo (1338 circa) – affresco dipinto da Ambrogio Lorenzetti per la Sala dei Nove (anche detta della Pace) nel Palazzo comunale di Siena – tra le vie e piazze di quella città “ideale” del Medioevo non vi compaiono statue, monumenti o pitture murali esterne.

Quelle manifestazioni d’arte e del “bello” avrebbero, infatti, distolto l’attenzione degli osservatori, succedutisi nei secoli, dal vero messaggio di quello straordinario dipinto: la bellezza di un mondo, di un “micro-cosmo” governato da “valori” positivi e da raccomandabili virtù. E dove ad una “azione” – il governare in maniera corretta, giusta e rispettosa – seguono svariate “reazioni” da parte dei singoli cittadini. Ebbene, al giorno d’oggi, nella società per molti aspetti “malata” in cui viviamo, c’è molto bisogno di bellezza! Ed il Comune di Siena, guidato dall’Amministrazione De Mossi, è estremamente attento – ad esempio – alla tematica del “decoro urbano”, in ogni sua declinazione. Non bastano, però, la pulizia e l’ordine, certo, primi ‘biglietti da visita’ per una città. Non bastano soprattutto in un centro storico bello di per sé, come quello senese.

Potremmo sintetizzare: il “bello” attira il “bello” – è noto – , così come è vero l’esatto contrario. Dunque, per la seconda volta, dopo il maestro Alberto Inglesi nella primavera 2019, Siena “richiama” un altro celebre scultore tra le sue “lastre”: Andrea Roggi. Un artista, toscano di nascita, che non ha certo bisogno di troppe presentazioni, talmente è conosciuto ed apprezzato in Italia e non solo. Per Siena ed il suo territorio, poi, è, per così dire, una “vecchia” conoscenza, avendo realizzato negli anni diverse opere “pubbliche”, tra cui si ricordano la statua di Santa Caterina da Siena a Pontignano (2006), il tributo alla poetessa-pastora Dina Ferri (2006) per Radicondoli, il monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi (2007) a Rapolano Terme, la scultura “Rinascita” (2011) sempre a Rapolano Terme e la raffigurazione di Cristo per l’altar maggiore della senese chiesa di San Bernardo Tolomei (anno?). Una mostra “diffusa”, quella che Roggi ha deciso di “donare” alla città, ai suoi abitanti e a chi vi transiterà fino alla metà del giugno 2021: nove grandi opere bronzee, monumentali, sono state installate in luoghi strategici o di passaggio.

L’arte è uscita dallo studio dell’artista, dalla fonderia, dalle gallerie e diventa finalmente fruibile da chiunque – magari anche involontariamente – , innescando un proficuo “dialogo” visivo con i luoghi espositivi, coi paesaggi urbani e con gli stessi passanti. “Terra mater. Earth and heaven”, questo il titolo, che merita innanzitutto una riflessione di tipo semantico.

Con il sostantivo femminile “Terra” Roggi indica il mondo, il globo terracqueo tutto, il pianeta su cui abitiamo, che, recentemente, proprio in seguito alle forzate “chiusure” imposte dalla pandemia globale, sembra aver lanciato un messaggio chiaro: “Basta con gli abusi nei confronti della natura, con lo sfruttamento eccessivo delle risorse – comunque, non infinite – , con l’inquinamento smodato”! Forse siamo ancora in tempo a cambiare “rotta”, per non ritrovarci sprofondati nell’“abisso”.

Però, con “Terra”, soprattutto se seguita dalla parola latina mater, s’intende anche la nostra terra-madre, materna, natìa, in sostanza la nostra “patria” (ognuno ha la propria), quella che ci ha cresciuto e formato, trasmettendoci certi valori fondamentali, le nostre radici. E le radici sono importanti! Affondano, appunto, nella terra e da essa traggono nutrimento. «Questa terra grigia lisciata dal vento nei suoi dossi nella sua galoppata verso il mare, [...] Questa terra toscana brulla e tersa dove corre il pensiero di chi resta o cresciuto da lei se ne allontana [...]» ebbe a scrivere il grande poeta Mario Luzi nella poesia “Dalla torre”. E successivamente, in alcune sue pagine, chiosò: «terra è madre, madre è terra». Quanto al sottotitolo, in lingua inglese, viene ribadita la parola “terra” (earth), stavolta abbinata a heaven, ovvero “cielo” o, per estensione-affinità, “paradiso”. «In principio Iddio creò il cielo e la terra [...]», è scritto all’inizio della Genesi, primo libro della Bibbia.

Ma sul legame tra terrestre e celeste nelle opere di Roggi avremo modo di tornare. Dunque, – dicevamo – sculture installate per le piazze e vie della città, per le trame della civitas Virginis. Nei mesi scorsi, in altre parti del mondo, abbiamo però assistito ad atti che denotano una profonda ignoranza: statue abbattute dal loro piedistallo, trascinate per le strade, gettate e inghiottite tra le acque di un fiume, oppure sfregiate con autentica rabbia… Tutte plateali manifestazioni di “inciviltà”; per non dire, una vera e propria furia “iconoclasta”! Il passato, anche se scomodo o oscuro, andrebbe affrontato per ciò che realmente è stato, piuttosto che ricorrere a certi “mezzucci” o scorciatoie per lavare le coscienze dell’oggi.

A Siena no, a Siena regna da sempre la civiltà (ben nota la cosiddetta “Civiltà senese” in svariati campi), il buon gusto, la necessità di bellezza fine a se stessa, per il godimento pubblico o privato. Pensiamo ad esempio alle Biccherne, le celebri coperte lignee dipinte di registri contabili dell’antica Repubblica di Siena: tavolette dipinte dai maggiori artisti cittadini impiegate per coprire, per raccogliere “documenti” dalla finalità pratica-amministrativa. Un esempio chiarificante, per di più unico al mondo, di necessità di bellezza fine a se stessa.

Chiunque, per diversi mesi, potrà godere delle sculture di Roggi, scegliendo un proprio personale percorso nel centro storico senese. La bellezza delle sue opere ci viene in soccorso in un periodo certo non facile, di “resistenza” ad un nemico che non vediamo, ma che c’è, è tra noi, e minaccia nel quotidiano le nostre esistenze. Ed ecco l’uomo e la donna, due figure plastiche, avvinghiate tra loro – amorosamente – in un unico corpo-albero con radici ben piantate sulla terra. Un processo di metamorfosi, di trasformazione che porta l’albero antropomorfizzato a germogliare nuovo fogliame di colore verde (simboleggiante la speranza), spesso punteggiato di aurei frutti. Aurei come i fondali delle pregevoli tavole dei nostri “primitivi”. L’albero in questione è l’olivo, elemento ricorrente e distintivo del paesaggio toscano, costruito dall’uomo nei secoli.

Rammento le Metamorfosi ovidiane e la mirabile traduzione in scultura che del mito pagano di Apollo e Dafne (I, 450-567) ne fece Gian Lorenzo Bernini (1622-1625), esposta presso la Galleria Borghese di Roma. Seppur in quel caso l’albero non fosse olivo, bensì alloro. In Roggi la trasmutazione è duplice, non riguarda solo la figura femminile. Non si tratta di una fuga come quella della bella ninfa Dafne inseguita dal dio greco di tutte le arti e del sole, ma siamo di fronte ad una danza leggiadra, ad un atteggiamento amoroso, consenziente e consapevole, quasi a voler ribadire che sarà l’amore a vincere (Amor omnia vincit) e, di fatto, a salvare il mondo. Le braccia-rami tese verso il cielo come durante una sentita preghiera, le radici rivolte, invece, verso la terra.

Dunque, una “cerniera” tra cielo e terra, tra celeste e terrestre, tra “trascendente” e “immanente”, tra divino e umano. Un collegamento spesso in precario equilibrio su di un globo spoglio, caratterizzato però da crateri, solchi e creste, financo squarci, a ricordare che tutto parte dalla terra. Una concezione, forse, per certi aspetti “tolemaica”, con la terra al centro dell’intero universo. Il tronco nodoso e contorto, frutto del composto dinamismo delle due figure in un caso si sradica addirittura dalla terra librandosi verso l’alto, verso il “divino”. Sono tutti “alberi della vita” quelli proposti da Roggi con grande maestria e realismo.

All’olivo si aggiunge un altro simbolo del nostro territorio: il cipresso, con la sua chioma puntuta, ma resa flessuosamente ondulata come una fiamma. Fiamma che scaturisce sempre dal fecondo incontro dell’uomo con la donna, coppia di nudi amanti (i personaggi biblici Adamo ed Eva, nostri progenitori?), in una tensione verso l’infinito, ad indagare lo spazio attorno. In “Immagina un mondo nuovo” un globo perfettamente sferico, appare come traforato a far emergere stilizzate silhouette di bambine e bambini che si tengono per mano, in una simbolica catena della vita. Un giuoco di “pieni” e di “vuoti”, un inno alla pace universale.

Ammirando le opere di Roggi rimaniamo stupiti dalla “materia”, dalla padronanza e anche dal profondo controllo con cui l’artista riesce a manipolarla, a lavorarla, a piegarla alle sue volontà, ad imprimervi il suo inconfondibile “segno”. Verrebbe la voglia di abbracciarle – in un periodo in cui gli abbracci sono vivamente sconsigliati – di toccarle, magari ad occhi chiusi, centimetro per centimetro, per percepire la potenza espressiva del bronzo e la sua affascinante imprevedibilità. Opere realizzate con l’antica tecnica della fusione a cera persa e anche con una nuova difficile tecnica sperimentata da alcuni anni dall’artista e denominata “fusione dinamica”. E ad impreziosirle varie tipologie di patina, che certo matureranno col passare del tempo e con l’azione degli agenti atmosferici.

Occorre girare attorno alle opere di Roggi, visionarle da ogni angolazione per verificare come esse interagiscano con lo spazio circostante. Ad un tratto saremo colpiti da una “visione”: uno scorcio, un angolo, un’architettura, un panorama familiare, visto però con occhi diversi, visto come per la prima volta. Verdi fronde che si stagliano, definite, nell’azzurro del cielo terso; i frutti, bagliori dorati che rimandano alla sfera ugualmente d’oro sopra la “lanterna” della cupola dell’ecclesia major; un gruppo di edifici coi loro colori eterogenei, incorniciati, in maniera inedita, dal bronzo sfrangiato. Il virus venuto dall’Oriente ci ha svuotati dentro, in giorni e giorni di isolamento sociale e in mesi di reali preoccupazioni, ed ha svuotato e reso fin troppo silenziose le nostre città, irriconoscibili, quasi delle città-“fantasma”.

Però, la bellezza “insita” di Siena e dei suoi molti “tesori”, per fortuna, non è stata scalfita da questa nuova, temporanea condizione. Ecco, mi sento di concludere queste brevi considerazioni a margine di una mostra a cielo aperto con un auspicio, sentito: che la ri-scoperta della bellezza sia da stimolo per convincerci che una “rinascita” sarà possibile; lo dobbiamo ai nostri figli e alle generazioni che verranno! E se la detta ri-scoperta sarà innescata proprio dalla bellezza “aggiunta” delle opere di Roggi non possiamo che ringraziare l’artista, di cuore, per aver scelto, tra tante, la nostra città, ricordandogli quanto scritto sull’arco esterno della Porta Camollia, in onore di Ferdinando I dei Medici: Cor magis tibi Sena pandit. Siena ti apre di più il suo cuore!

Duccio Benocci

 

 

Il Paradiso e’ sotto i nostri piedi
cosi come sulle nostre teste

Henry David Thoreau